In Brasile, a Rio De Janeiro, arrivano da tutto il mondo per vedere il Carnevale di Rio.
L'Italia ha la propria vera attrazione turistica mondiale.
Ecco come si intende rilanciare il turismo! Verranno da tutto il mondo per vedere le campagne elettorali italiane.
In Italia, le campagne elettorali, che ormai hanno frequenza annuale; tra comuni, province, regioni, camere e parlamenti vari, senato, referendum, ballottaggi e brogli; mobilitano risorse impressionanti e si preparano con lunghi anticipi. Come a Rio i preparativi al carnevale coinvolgono tutta la popolazione per diversi mesi, così in Italia le campagne e propagande elettrorali, dalla successione alla monarchia della Repubblica Italiana ma sempre più pervasivamente da circa un decennio a questa parte, coinvolgono tutta la popolazione per mesi in attesa dei giorni delle elezioni.
Cominciano i sondaggi, che in realtà non cominciano perché sono a ciclo continuo, cominciano le persuasioni occulte e palesi insinuate in tutti i programmi televisivi, radiofonici, sui quotidiani e sui periodici, con comparsate, ospiti articoli ed editoriali; e anche in internet, sui portali.
I dibattiti politici e i telegiornali a diffusione locale e nazionale cominciano a centellinare con precisione svizzera gli istanti di espressione dei candidati.
Ma la vera festa è nelle città e nei paesi, dove tutte le strade e le piazze vengono sontuosamente addobbate con enormi manifesti elettorali (a proposito... in quanti sanno che un affissione di una setimana di anche uno solo di quei grandi manifesti di 3 metri per 6, in una strada abbastanza trafficata di una città può arrivare a costare anche € 6.000,00?). Compaiono in grande e ben visibili; rubando la scena ai glutei delle belle modelle che posano per le etichette della moda, senza peraltro cambiare sostanzialmente la semantica dell'immagine, e in qualche caso a qualche automobile; le facce dei candidati economicamente più potenti o più sostenuti. E, onestamente, quale persona davvero seria e motivata da sani e virtuosi principi, oserebbe ostentare il proprio volto o sopporterebbe di vederne l'immagine così invadentemente e impudicamente esposta al pubblico; alla guisa delle più voluttuose e superbe ambizioni degne di una soubrette di avanspettacolo; quale veramente integro cittadino veramente animato dalla diligenza del buon padre di famiglia si presterebbe così impudicamente ad un tale abuso dell'immagine del proprio volto? Credo onestamente, se non motivato da obiettivi artistici, solo un individuo motivato da ambizioni tuttaltro che nobili può avere così poca considerazione per la propria faccia.
La festa coinvolge tutti, quasi tutti vengono candidati, a tutti viene proposta, almeno una volta nella vita, almeno come consigliere di circoscrizione, la candidatura; se non altro per scandagliare capillarmente l'elettorato e assorbire voti, così come fanno le radici delle piante con il nutrimento della terra; voti che naturalmente confluiscono nel tronco della maggioranza stravolgendo in molti casi, semmai ce ne fosse una, la motivazione dello stesso voto; tant è che da tempo non esistono più neanche le preferenze; in modo che alla fine di tutto, comunque si voti, comunque vada, il risultato rimanga invariato, e non rispetto alle aspettative ma rispetto alle intenzioni (e allora che senso ha andare votare se non per celebrare una colossale manifestazione nazionale?).
La candidatura politica non è più uno status symbol di volontà di impegno civico-politico a vantaggio della collettività e specialmente di coloro i quali sono ancora impegnati nell'adempimento di doveri individuali meno nobili, e di espressione di raggiunta saggezza nell'amministrazione delle risorse collettive; ormai è proposta a tutti, l'hanno proposta anche a me in un recente passato (per portare voti naturalmente, ed ho rifiutato naturalmente, non mi sento adatto per nessuna delle funzioni, né quella di far parte della politica, né tampoco quella di farne parte per portare voti), e quasi tutti quelli che conosco si sono candidati almeno una volta, ed il resto ha confessato di avere l'ambizione di farlo nel caso in cui sì presentasse l'occasione; qualcuno ha addirittura fondato un nuovo partito più o meno appoggiato da politici già in carriera, basato, ovviamente, sul lavoro (mai che si basi sul gudagno però). Del resto chi può rimanere davvero insensibile agli introiti economici che un incarico politico, a qualsiasi livello, in confronto all'impegno effettivamente prestato, può portare? E anche la militanza in un qualsiasi parito, onestamente, almeno le bucce di una sufficientemente sicura carriera universitaria e/o professionale o una buona occupazione la può dare, no?
L'intera popolazione di una nazione stà lentamente ma inesorabilmente diventando tutta classe politica o almeno aspira a farlo sulla scia di illustrissimi esempi (del resto non ci sono tante altre alternative). Come la Grande Germania uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale, cui era stato imposto di armare un esercito contingentato in un numeri limitato di unità, decise di sfruttare l'intero contingente addestrando solo ufficiali, trovandosi così pronta alla seconda guerra mondiale col solo onere di addestrare molto più velocemente militari di truppa per completare il proprio esercito; così il costituendo Governo Mondiale Unico troverà già pronta e formata la propria classe politica bella che formata e delle dimensioni di un'intera popolazione. Sessanta milioni di politici furbi e volenterosi... come italiani.
La festa coinvolge anche le varie stamperie e tipografie di tutte le dimensioni, che durante la campagna elettorale vedono aumentare consistentemente le commesse; anzi, molte tipografie attendono con ansia questo periodo che assieme alle stampe per le cerimonie di matrimoni e funerali costituisce ormai l'unica fonte di sostentamento, salvo buon fine del pagamento per le commesse elettorali.
La festa non può lasciar fuori ovviamente i ristoranti e le sale da ballo dove, sostituendo progressivamente i vecchi comizi elettorali che avvengono oramai in televisione, si tiene la distribuzione del materiale elettorale, di disquisizioni senza senso, di vaghe ma convincenti, anzi convinte, promesse elettorali, o da marinaio o ancora da imprenditore che dir si voglia. Cene e convivi elettorali che cominciano ad essere frequentati dai collezionisti di "santini" elettorali.
Per questa grande festa si mobilita insomma quasi tutto il paese, lasciando fuori solo gli uomini di buona volontà e chi vorrebbe fare qualcosa di veramente utile per un effettivo seppur modesto progresso.
Questa è la vera attività economico-sociale che sostiene una cospiqua parte dell'occupazione e dell'economia interna dell'Italia.
Ne è evidente dimostrazione, testimonianza e memoria una assai rilevante parte (talmente tanto rilevante da rendere superflua qualsiasi citazione seppur di mero esempio) della cinematografia italiana a cui può essere timidamente paragonata una piccola parte di quella statunitense che immortala le pompose propagande elettorali che si tengono per le elezioni presidenziali.
Talvolta, come nelle fiere e nelle feste patronali, ci sono anche la bancarelle di propaganda.
La festa culmina con l'orgasmo mediatico collettivo dello spoglio delle schede parallelo all'analisi e al confronto coi sondaggi. Ed è proprio al culmine della festa che entra in scena l'attrazione principale, come in una festa che possa essere considerata davvero memorabile esce la spogliarellista dalla torta, spuntano i vari esperti che vengono intervistati circa previsioni e aspettative sui risultati; il clima è identico, del resto ne segue gli stessi schemi tecnici, a quello delle partite di calcio e altre manifestazioni sportive internazionali. Gli esperti propinano opinioni e sentenze, anche con riferimenti e citazioni importanti di eventi già trascorsi e pensatori d'alto lignaggio, comunicando che gli stravolgenti risultati cambieranno finalmente definitivamente il destino di tutta la popolazione a tutti i livelli, per tutti i ceti sociali e per tutte le posizioni economiche; lasciando tutto sostanzialmente invariato per poi tornare a votare; come per le partite di calcio e altre manifestazioni sportive internazionali, chiunque vinca e chiunque perda si tornerà a gareggiare e giocare e sarà di nuovo una grande grandissima meravigliosa festa per tutti.
Seguono al culmine della gran festa i rigurgiti, naturali come gli avanzi ad un gran banchetto, dei ballottaggi di recente introduzione (quando ero piccolo e c'era la DC non ne ho mai sentito parlare), e i brogli. Che, innescando polemiche e dibattiti lunghi a sopirsi, riempiono il vuoto tra una festa elettorale e l'altra e consentono di discutere e propinare la propria opinione anche a chi non ne ha avuto, per questioni di spazio ed importanza, dando anche a loro la possibilità, esprimendosi, di ottenere un minimo di attenzione e visibilità; nello stesso modo naturale e ovvio in cui dopo un gran banchetto possono approfittare degli avanzi coloro che ne sono stati esclusi e che hanno servito, sparecchiato, riassettato e lavato le stoviglie.
Questa è la vera grande grandissima eterna festa, la vera attrazione turistica mondiale, simbolo nazionale e reale patrimonio culturale dell'Italia e degli Italiani; talmente tanto radicata nella loro indole che ormai votano e televotano su tutto e su tutti anche da casa, giusto per non perdere l'esercizio tra una gran festa e l'altra e per ridurre quanto più possibile quella frustrante maliconia che pervade i festeggianti di una festa finita.